Antonucci: teoria e pratica della felicità sostenibile

Un terapeuta, uno scrittore, un alchimista o forse un semplice interprete dell’anima. Nicola Antonucci è, più appropriatamente, un lettore delle anime umane, un esegeta dell’esperenziale dimensione personale che si trasforma in catarsi laddove l’uomo riesce ad approdare ad una piena coscienza di sé. Eccolo l’archetipo per avvicinarsi alla felicità agognata.  La lettura del suo libro lambisce, con apprezzabili doti letterarie, le sfere più intime della dimensione incognita della personalità umana , senza alcuna alterigia ma con la modestia che accompagna lo sforzo intellettuale e morale di arrivare al centro della umana capacità. Riuscire a dare agli altri accompagnandoli dentro un processo fattivo di coscienza che naturalmente subisce le fibrillazioni date dal fisiologico bradisismo della vita contemporanea. Ecco la strada intrapresa. Un’opera non solo apprezzabile ma uno sforzo straordinario per arrivare a cogliere l’essenziale dentro l’inessenzialità e la parzialità di una società dedita al consumo, anche al consumo delle anime e dei sentimenti. Un modo letterario per invogliare all’esplorazione di quel mondo interiore cui difficilmente riusciamo a giungere. In ultima istanza il tentativo di arrivare lì dove nessun uomo è mai stato prima: al centro di sé stesso. Un libro da leggere. Ecco l’intervista svolta con lui

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