Beppe Sala aiutaci, facci tornare a Milano

Sono due coniugi. E da Milano sono andati a vivere in provincia di Caserta. A Trentola Ducenta. Entrambi sono disabili. Lei si chiama Giustina Massaro. Lui Pasquale Gallo. Lei 54 anni, lui 59. Lei originaria di Casal di Principe lui di Gioia Tauro. Vivono in un’area ad alta densità d’inquinamento. Soprattutto sono entrambi disabili, affetti da poliomelite. Hanno vissuto a Milano all’Istituto Don Gnocchi la loro giovinezza. Poi sono voluti tornare nella loro casa d’origine. Ma sono rimasti soli. Le strutture sanitarie, denunciano nella lettera appello che hanno scritto a Beppe Sala  che hanno inviato a molte testate compresa la nostra, non sono in grado di assisterli. E la loro condizione sta peggiorando.  Così hanno fatto appello al sindaco di Milano perché  possano tornare a Milano dove almeno erano assistiti. Li ho sentiti via mail e poi via telefono. Questo il loro appello al sindaco di Milano:

“Noi, siamo due coniugi, affetti da gravi disabilità, ci troviamo per la prima volta a scriverle a causa di un forte disagio che stiamo vivendo in questi anni, da quando viviamo Trentola Ducenta, dopo aver vissuto i nostri anni più belli, l’infanzia e la giovinezza a Milano, la città che riteniamo, la nostra, pur essendo noi due campani.

Negli anni milanesi siamo stati ospiti della struttura del Beato Don Carlo Gnocchi, poichè affetti da poliomelite, che ci ha poi costretti a vivere una intera vita con la disabilità, disabilità che di per se è molto grave e invalidante, ma sino a quando eravamo a Milano, grazie all’assistenza, e ai servizi cittadini, non ne avvertivamo il peso, come lo avvertiamo oggi, un macigno che ci rende invivibile e faticosa l’esistenza.

Per questo non volendo disprezzare la Campania, nostra terra natia, che pur essendo meravigliosa per molti aspetti, sul piano dell’assistenza e dei servizi sanitari ed in particolare per i disabili è anni luce indietro rispetto a Milano e alle altre città europee.

Ormai abbiamo, io e mio marito, entrambi disabili, raggiunto una certa età, siamo soli e non riusciamo più a vivere, anzi sopravvivere in queste condizioni, il nostro sogno è tornare a Milano, lì dove ci sentiamo a casa.

Ci appelliamo a Lei signor Sindaco un uomo brillante e sensibile, un uomo vicino al popolo, che è tra la gente e sa cosa significa la sofferenza, ci appelliamo anche a tutti i Milanesi, persone con animo gentile e altruisti, affinchè  questa nostra richiesta venga presa in considerazione e di essere accolti a Milano, in una casa  adeguata alle nostre esigenze, con noi vivono anche 3 cagnolini che ci amano tanto e che ci fanno tanta compagnia.

Gentilissimo signor Sindaco, vogliamo essere ottimisti, convinti che ci sia ancora uno spiraglio di speranza affinché noi possiamo essere ancora felici, lì dove lo siamo stati per anni.”

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