Berlusconi-Renzi contro Salvini-Grillo: il nuovo gioco delle coppie

Un nuovo patto del Nazareno è soprattutto la Lega a non volerlo. Ed è per quello che da giorni il Carroccio sotto silenzio muove le sue pedine, nello scacchiere della politica. Siamo a ridosso del secondo turno di voto.  Il che potrebbe rilanciare una coalizione di centrodestra a trazione leghista.  Un momentaneo arresto del Pd potrebbe indurre i due leader Berlusconi e Renzi a fare da sponda l’uno per l’altro. Riproponendone un asse politico. Renzi fermerebbe il tentativo di ascesa di Mdp negoziando  con Pisapia, più  moderato nei toni e abituato alle conciliazioni. Berlusconi arginerebbe Salvini a destra facendogli mancare il suo appoggio. Di qui un’azione di Realpolitik che sparigli il campo. Salvini che dialoga con Grillo. Il quale visto la carenza di classe dirigente interna, insegue sul terreno della sicurezza la Lega. Fantapolitica? Mica tanto. Ieri a Milano in un incontro al Teatro Franco Parenti, si sono seduti uno accanto all’altro il Ministro Delrio, il Governatore della Liguria Toti e quello Lombardo Maroni. E i tre parlando di economia ( l’incontro organizzato da il giornale Il Foglio affrontava il tema dell’Italia a doppia velocità) hanno fatto sì che, in un mosaico complesso, venissero fuori alcune verità.

●La prima è che a domanda su Area Popolare nel Centrodestra, Toti l’abbia indicata come forza di governo nella sua idea di centrodestra. Maroni invece, no.

● La seconda è che Maroni non ha smentito che la Lega non voglia dialogare con i 5 Stelle

● Il terzo elemento è  emerso durante il dibattito: Delrio ha attaccato Forza Italia definendola una forza non federalista, cercando il gancio con la Lega. Toti ha replicato affermando la necessità di rilanciare un modello economico in cui da traino facciano le grandi regioni: in un’ottica però molto centralista dove a guidare gli sviluppi economici sia un’idea di Stato centrale che faccia da traino per le regioni più  deboli. Il contrario di un’idea federalista di Stato. Così Delrio attaccando Toti ne ha mostrato più i punti di sintonia(Renzi ha centralizzato la politica, sventrando l’idea federalista della Lega) che non quelli diversi. Di fatto facendo il gioco di Maroni: che da autonomista dichiarato ha mano libera per agire sottotraccia con i “Cinque Stelle che non ci sono ma è  come se fossero qui” ha detto ad un certo punto il moderatore dell’incontro Claudio Cerasa  direttore del Foglio. Così quello che era in ombra all’improvviso è  venuto alla luce. Da qui al 2018, ne vedremo ancora delle belle.

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