Dare lavoro ti cambia la vita

Guardare negli occhi una persona che trova un lavoro, significa guardare da vicino la felicità. Non càpita spesso di poterla toccare. Ma faccio un lavoro che amo: il giornalista. E questa buona sorte ogni tanto mi ha sfiorato.
Lo story telling del nostro Paese verte sempre su queste premesse: non c’è occupazione, i nostri giovani scappano all’estero, importiamo immigrati disperati, il posto fisso non c’è più, i datori di lavoro pensano solo al profitto. Di fronte a questo catastrofismo cosa può restare di noi? In cosa possiamo crescere se tanto bassa è la stima per la nostra moralità?
Esiste invece anche un’Italia in cui il valore della persona, l’etica del lavoro, il riconoscimento della solidarietà e del rispetto della dignità, sono un patrimonio congenito a chi fa impresa. Saverio Grancagnolo è consigliere delegato della RE/MAX Valori Milano, ed un pomeriggio chiacchierando con lui in azienda, rappresento infatti il suo ufficio stampa, mi fa questa riflessione. “Max, per me le persone che collaborano nella mia azienda fanno parte della mia famiglia, e mi comporto con loro come mi comporto con i miei figli. Ho deciso di assumere a tempo indeterminato Silvia, Greta e Fiorella, tre persone con ruoli diversi: recruiting, assistente d’ufficio e segretaria di direzione.” Saverio sa già che Fiorella è appena rimasta incinta. Per questo aggiunge: “Lo faccio perché voglio che senta la sua vita più sicura, perché guardi al futuro con maggiore tranquillità.”
Quando apprendo questa “notizia”, per il suo valore e per il modo con cui ha preso questa decisione, chiamo una persona di un’importante tv nazionale. Perché non raccontiamo questa storia? Diamo una bella notizia, un esempio.
Risposta: “Mi spiace Max, ma qui di storie belle non possiamo raccontarne.
Abbiamo mandato di descrivere questo momento politico e sociale come conflittuale. Dobbiamo parlare di “crisi”, di “scontro”, di “conflitto”. Una storia così c’è fatto divieto di raccontarla.”
Peccato. Peccato davvero. Penso invece che questa storia vada portata ad esempio. Perché contro l’idea della mutazione genetica data per acquisita, quella per cui il capitale conta più dell’uomo, lo spread più della coscienza, penso invece che sia necessario riconsegnare il primato della poleis ai suoi protagonisti: cioè gli uomini. È l’uomo, la forza delle sue idee e dei suoi comportamenti che possono mutare le condizioni sociali e rovesciare il paradigma della finanziarizzazione, quale perno su cui costruire una convivenza civile. È all’utopia , alla cultura, all’idealismo individuale e collettivo che si conferisce il compito di rivoltarsi contro gli stereotipi economici che vogliono parcheggiare i nostri figli ai margini della coscienza. Recuperare noi stessi, tocca a noi stessi. Al coraggio delle parole e della presenza. Non tutto è perduto anche se non ce lo vogliono raccontare. Qualcuno che canti fuori dal coro, presto o tardi, arriva.

 

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