Monica De Mattei: “Mi piace quando dicono che i miei quadri portano la pace”

È una donna riservata. Gentile, con occhi azzurri profondi. È un’imprenditrice che si occupa di eventi, con una passione grandissima per la pittura.

Ne parlavamo da tempo: “Dai, proviamo a raccontare la mia arte, facciamolo attraverso le tue parole”.

Monica De Mattei, i 30 anni superati da qualche tempo, fa della timidezza e del suo modo di essere gioiosamente silenziosa, un patrimonio di emozioni che si raccolgono proprio attraverso la sua pittura. Disegna soprattutto pesci. È la cosa che ci ha avvicinato. Chi scrive ha il proprio segno zodiacale nei pesci ed ha origini che tradiscono una chiara appartenenza sicula. Questa lunga dissertazione pittorica sul mondo dei pesci di Monica, ogni volta diversi e uguali, ogni volta colorati in modo non analogo, hanno rappresentato un potere di fascinazione notevole. Potere che si è  esteso agli avventori che hanno potuto visitare le mostre in cui i suoi quadri sono stati esposti. Per questo ad un certo punto le ho chiesto di fare la cosa più semplice: dipingere.

Le ho chiesto cioè di mostrare la nudità  della sua anima, accolta attraverso il suo tratto pittorico, attraverso l’uso dei colori, la loro mescolanza a tratti misteriosa. Così è sopraggiunto, via via che alle parole abbiamo aggiunto semplicemente la sua pittura, un senso. Il senso della pittura per Monica, il senso dell’arte per l’anima quale grimaldello per portare fuori di noi, quello che ognuno porta dentro. Monica si è prestata al gioco, un pò per scherzo, un pò per curiosità, un pò perché  fiduciosa che mostrando sé stessa all’opera, potesse conoscere (di sé, oltre sè) ed essere conosciuta.

Per questo: prima un’intervista “a fianco” e poi in primo piano. Come a mimare un processo di avvicinamento e di scoperta. Dove le cose sono osservate prima di profilo, poi davanti. Come in uno specchio. Le parole sono uscite poco alla volta, talora forzate dall’ingombrante curiosità  di sentire l’artista dentro, libera dagli orpelli della timidezza e del narcisismo, libera di espremere il candore di un’anima, mentre si lascia andare. Ne è venuto fuori un tratto o un ri-tratto molto interessante. “Mi piace quando mi dicono che stando accanto ai miei quadri trovano la pace”.

Alla fine Monica si definisce per come si percepisce. Un’autodidatta della gioia, che è data dalla pace. La coscienza di “essere”, attraverso l’arte. La pittura come identità. Il silenzio diventa il colore dell’anima su tela. Che si muove – in silenzio – come fanno i pesci. In un ambiente in cui c’è il lievito della vita. La luce, l’acqua, i colori. Monica disegna la vita. Un inno alla gioia.

Avvicinarsi

“La mia, una pittura che porta pace”

Semplicemente Monica

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