Le priorità dei lombardi: la sicurezza, degli altri

“I bisogni dei citradini lombardi, le priorità d’intervento”, s’intitola così uno studio condotto da Eupolis e dall’Istituto Piepoli presentato nei primi giorni di Dicembre in Regione Lombardia.  I dati hanno fornito un quadro particolarmente positivo della percezione che i lombardi hanno dei servizi offerti della regione. Persino nei trasporti il dato presentato segnala che quasi il 90% dei lombardi sarebbe soddisfatto dei trasporti in Lombardia ( se pensate alle polemiche che sono nate su Trenord, il dato fa riflettere)

Un altro dato che invece voglio sottoporre alla vostra attenzione è quello sulla sicurezza. La maggioranza dei cittadini lombardi  infatti mentre dichiara di essere preoccupato della carenza di sicurezza( 45%) afferma anche di sentire il proprio quartiere sicuro(93%). Un dato che fa pensare: l’informazione spesso descrive la realtà  dei quartieri lombardi come pericolosa mentre chi vi abita dice il contrario. E’ interessante la percezione dei cittadini che vivono questa condizione come problematica aderendovi  tuttavia come Nimby: not  in My back Yard.

Per questa ragione ho voluto interrogare quasi tutta la politica lombarda: PD,Sara Valmaggi, vice presidente del Consiglio Lombardo, Lega, Fabrizio Cecchetti anche lui vice Presidente del Consiglio, Cinque Stelle, Eugenio Casalino,consigliere regionale, Raffaele Cattaneo Presidente del Consiglio, Noi con l’Italia( ex Alternativa Popolare ex Ncd)

Ecco le loro risposte: l’analisi verte proprio sulla differenza tra bisogni reali e percezione dei bisogni e sul ruolo che la politica deve porre in essere. A cosa deve rispondere la politica? Ai bisogni reali o alla percezione che i lombardi e gli italiani hanno della loro realtà circostante? Quanto conta quindi oggi l’informazione e il clima che si crea attorno a determinati temi? È il caso dei sacchetti per la spesa, ad esempio. È il caso di Berlusconi e Renzi la cui percezione della loro personalità viene condizionata dallo story-telling che si fa di loro a prescindere anche dalle cose che hanno fatto o non fatto. Così è anche sulla percezione del pericolo. A fronte di dati che dicono che la criminalità, soprattutto quella predatoria, tende a scendere, malgrado siano in calo anche rapine ed omicidi, la percezione di insicurezza viene data in aumento; salvo essere appunto smentita poi dai dati. In cui il 93% dei lombardi dice di sentirsi al sicuro nei propri quartieri, ma di sentirsi in pericolo per il 45% al di fuori di essi. Visto che il tema della sicurezza è  al centro della campagna elettorale forse è  il caso di analizzare questi numeri e la formazione di una certo comune sentire che descrive la realtà  come pericolosa anche quando i numeri dicono il contrario. Quanto conta la comunicazione oggi? Quanto l’influenza una psicologia collettiva inquinata da un sentire mediatico che contribuisce a una distorsione della realtà? Incide o no infine sulle scelte elettorali, disporre di mezzi di comunicazione influenti e dell’adeguata componente economica?

Ecco le risposte dei politici

 

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