L’eredità politica di Aldo Moro

Aldo Moro aveva compreso che la democrazia italiana era incompiuta e fragile. Per questo si pose l’obiettivo di avviare il cammino del consolidamento della.democrazia e dell’allargamento della base democratica del Paese. E dunque prima i socialisti e poi i comunisti. Uomo moderato che un giorno negli incontri con la gente che non duravano più  di 5 minuti, si fermò  a parlare per un’ora con un contadino. Sapendo di scatenare le ire di chi stava in fila e sapeva di non avere più  di 5 minuti disse: “Scusate, avevo molto da imparare”

A chi gli diceva che la politica aveva fatto troppo poco lui rispondeva che si era fatto troppo. Il tema della complessità è  stata al centro dell’azione politica di Aldo Moro.
A parlarne è Pierluigi Castagnetti al Belvedere Jannacci a Palazzo Pirelli. Un’intervista interessante, soprattutto nelle riflessioni storiche sui 55 giorni dopo Via Fani
“Moro è  l’uomo che afferma che la politica non si fa e non esiste senza un disegno. L’uomo comune non è  più  disponibile a rinunciare ai prorpi diritti soggettivi in nome di un interesse più  grande. Moro capisce 30 anni dopo la fine della guerra i cambiamenti dell’Italia. La sua eredità è  dunque la lungimiranza di chi ha saputo percepire il paese, nel suo cambiamento.
E forse per questo ha pagato la sua lungimiranza
https://youtu.be/mXnS7tL_HVA
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